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Un
paese di provincia e la sistemazione di un’area che ricade nel
centro cittadino. Bisogna qui organizzare un nuovo quartiere, con nuove
residenze ed attività ad esse connesse, integrandolo al contesto
esistente; si chiede che l’intervento sia “di qualità
e tecnicamente valido”. Ci sono previsioni di piano che stanno
rafforzando l’identità centrale del luogo con la definizione
di una piazza e spazi ad essa connessi. Come architetti oggi siamo chiamati
a costruire spazi confortevoli e rispondenti a normative anche di sostenibilità
architettonica. Ma una domanda si insinua quasi ossessivamente nelle
nostre menti: come evitare che la solitudine
degli abitanti di questo nuovo quartiere sia lo standard dell’abitare? |
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I
volumi preesistenti sull’area vengono abbattuti. I quattro nuovi
edifici, che si relazionano ad una ampliata piazza S. Maria Solaro,
definiscono aree libere e vuoti spaziali assimilabili a corti irregolari.
Questa articolazione nella tipologia planimetrica, associata a quella
relativa all’organizzazione dei livelli in verticale definisce
un nuovo contesto dove ogni ‘cellula abitativa’ ha una sua
specifica identità diversa dalle altre, e dove ogni residente
ne occuperà e vivrà lo spazio in maniera non anonima.
Da questi ambienti ciascun individuo potrà avere scorci visivi
ampi e diversi. Il mondo intero entrerà in queste case mediante
le nuove tecnologie, ma ogni abitante, nell’immediato e con la
propria identità, si sentirà parte del suo contesto abitativo
a cui si integrerà. |
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Abbiamo
organizzato edifici dove sono state accostate tipologie di abitazioni
diverse sui vari piani, per garantire una mescolanza sociale tra nuclei
familiari eterogenei nella natura e conformazione, collocabili tanto
in bilocali quanto in alloggi più grandi. All’uscita dagli
ascensori ci si troverà in accoglienti salotti-ballatoio attrezzati
come occasioni di incontro e di sviluppo relazionale, preambolo graduale
all’accesso nei propri singoli alloggi.
Del resto, ciascun individuo ovunque cerca e vuole trascorrere parte
del proprio tempo in uno spazio che non sia chiuso o dove non sia solo:
al caffè, al balcone, nelle piazze o nelle isole pedonali. Gli
stessi luoghi di lavoro, oggi, sono da considerarsi “spazi di
socialità”. Se poi guardiamo a valori intrinseci come quelli
della vita di provincia, che consente ancora di vivere “romantiche
occasioni” come quelle del faccia a faccia, tra conoscenti, dal
barbiere o dal fruttivendolo, e che rimanda a cerchi più ampi
di relazione, costruiamo un quadro forse più completo di occasioni
da sostenere e preservare. |
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