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PALAZZETTO DELLO SPORT
2004 / Nocera Inf. (SA) - Studio di fattibilità

con arch. Bruna Crescenzi
 
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Un professionista coraggioso con un gruppo di amici appassionati di basket, sport affascinante e salutare, che scommettono puntando su una personale iniziativa: realizzare una struttura sportiva in proprio, per garantire salti di categoria alla propria squadra, da una parte, e una maggiore possibilità nell’avviare i bambini e i ragazzi alla pratica di questo sport, dall’altra.

   
       

Giovani che in realtà difficili come le nostre, dove il sociale occupa spazi davvero esigui e dove talvolta dire di sentirsi “europei” è forse eccessivo, in molti casi hanno la strada come unico contesto dove sostenere la propria formazione.
Riaffiora il nostro animo di ex atleti, con il nostro vissuto che viene a galla e che schiarisce il volto dimenticato di persone oramai quasi epiche che, operando nel volontariato sportivo, hanno sottratto noi e molti altri ragazzi alle insidie e a quei pericoli che talvolta segnano la vita irrimediabilmente.
Ci sentiamo coinvolti. Pensiamo a coloro che di questi tempi silenziosamente si prodigano in nome e per conto delle proprie idee in cui credono, nella totale indifferenza di un mondo sempre più avido dove non c'è spazio per la gratitudine verso chi si adopera per gli altri. Ci piace per un attimo pensare di ritrovarci al loro fianco, cavalcando un’iniziativa dove i mezzi sono scarsi, dove non si intravede alcuno spiraglio per la mancanza di risorse che dovranno essere reperite, e dove si rischia di fare un buco nell’acqua qualora il tutto non si dovesse realizzare.

 
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Rinunciare forse sarebbe la cosa più semplice, perché ci sono poche certezze. Ma ci proponiamo comunque, senza esitazione, facendo la nostra parte nel rendere possibile il tutto. Diventando forse anche maghi e prestigiatori nel modellare la materia secondo l’esigenze da rapportare alle contingenze, consapevoli del nostro ruolo minimo e limitato nel tempo, coscienti di perderci nella retorica delle parole e dei segni.
Si va avanti, affrontando la vera domanda a cui non è possibile sottrarsi: “come possiamo materializzare un’idea che, con poche risorse, esista con dignità"? Su questo terreno giochiamo la nostra partita. Manipoliamo numeri, calcoli, dimensionamenti, norme legislative, e li confrontiamo e misceliamo con “argomenti di contenuto” da cui non si può prescindere per il loro dogmatico valore, a garanzia dei committenti, dei fruitori, degli abitanti del luogo, e forse anche nostra. Ci si sforza di ritrovare soluzioni praticabili su questioni che riguardano l’impianto strutturale e geometrico su cui generare poi il tutto, sulla conformazione degli spazi, sulla qualità dei materiali da usare e su come accostarli, verificando e fondendo tali argomenti con aspetti che riguardano il contesto o gli stessi futuri fruitori. E sempre con le stesse poche risorse.
Si giunge al fine nel proporre una dimensione spaziale che abbia una propria “essenza” piuttosto che risulti “essenziale”, che voglia quindi esistere con dignità e discrezione; una dimensione che appaghi ogni vincolo ostativo, ma che non abdichi nel rinunciare all’architettura quale unica dimensione sostenibile. Una dimensione sorretta con ostinazione dallo spirito di persone che vivono servendo, coraggiosamente e in punta di piedi, un ideale di vita.