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Un
professionista coraggioso con un gruppo di amici appassionati di basket,
sport affascinante e salutare, che scommettono puntando su una personale
iniziativa: realizzare una struttura sportiva in proprio, per garantire
salti di categoria alla propria squadra, da una parte, e una maggiore
possibilità nell’avviare i bambini e i ragazzi alla pratica
di questo sport, dall’altra.
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Giovani
che in realtà difficili come le nostre, dove il sociale occupa
spazi davvero esigui e dove talvolta dire di sentirsi “europei”
è forse eccessivo, in molti casi hanno la strada come unico
contesto dove sostenere la propria formazione.
Riaffiora il nostro animo di ex atleti, con il nostro vissuto che
viene a galla e che schiarisce il volto dimenticato di persone oramai
quasi epiche che, operando nel volontariato sportivo, hanno sottratto
noi e molti altri ragazzi alle insidie e a quei pericoli che talvolta
segnano la vita irrimediabilmente.
Ci sentiamo coinvolti. Pensiamo a coloro che di questi tempi silenziosamente
si prodigano in nome e per conto delle proprie idee in cui credono,
nella totale indifferenza di un mondo sempre più avido dove
non c'è spazio per la gratitudine verso chi si adopera per
gli altri. Ci piace per un attimo pensare di ritrovarci al loro fianco,
cavalcando un’iniziativa dove i mezzi sono scarsi, dove non
si intravede alcuno spiraglio per la mancanza di risorse che dovranno
essere reperite, e dove si rischia di fare un buco nell’acqua
qualora il tutto non si dovesse realizzare.
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Rinunciare
forse sarebbe la cosa più semplice, perché ci sono poche
certezze. Ma ci proponiamo comunque, senza esitazione, facendo la nostra
parte nel rendere possibile il tutto. Diventando forse anche maghi e
prestigiatori nel modellare la materia secondo l’esigenze da rapportare
alle contingenze, consapevoli del nostro ruolo minimo e limitato nel
tempo, coscienti di perderci nella retorica delle parole e dei segni.
Si va avanti, affrontando la vera domanda a cui non è possibile
sottrarsi: “come possiamo materializzare un’idea che, con
poche risorse, esista con dignità"? Su questo terreno giochiamo
la nostra partita. Manipoliamo numeri, calcoli, dimensionamenti, norme
legislative, e li confrontiamo e misceliamo con “argomenti di
contenuto” da cui non si può prescindere per il loro dogmatico
valore, a garanzia dei committenti, dei fruitori, degli abitanti del
luogo, e forse anche nostra. Ci si sforza di ritrovare soluzioni praticabili
su questioni che riguardano l’impianto strutturale e geometrico
su cui generare poi il tutto, sulla conformazione degli spazi, sulla
qualità dei materiali da usare e su come accostarli, verificando
e fondendo tali argomenti con aspetti che riguardano il contesto o gli
stessi futuri fruitori. E sempre con le stesse poche risorse.
Si giunge al fine nel proporre una dimensione spaziale che abbia una
propria “essenza” piuttosto che risulti “essenziale”,
che voglia quindi esistere con dignità e discrezione; una dimensione
che appaghi ogni vincolo ostativo, ma che non abdichi nel rinunciare
all’architettura quale unica dimensione sostenibile. Una dimensione
sorretta con ostinazione dallo spirito di persone che vivono servendo,
coraggiosamente e in punta di piedi, un ideale di vita. |
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