TRA PASSATO E FUTURO
Scritto inedito di Massimo Pica Ciamarra, amico e maestro

   La condizione è mutata. Come la cultura della separazione caratterizza gli anni centrali del XX secolo e quella dell'integrazione segna la tensione degli ultimi, quella dell'inter-azione impronta i primi del XXI. Il secolo dominato da funzionalismo e razionalismo e dall'approfondirsi delle specificità disciplinari, è però al tempo stesso segnato da teoria della relatività, nuova visione del rapporto spazio-tempo, visuali aperte su complessità e integrazione, logiche reticolari, informatica, rivoluzione di abitudini e comportamenti.
  Le trasformazioni sono sempre più complesse, soprattutto nella definizione degli obiettivi. Azione prioritaria è l'individuazione del tema: comprenderne il senso, dargli significati, articolare quanto è capace di spiegare l'insieme dando risposta a singole motivazioni, interpretare ogni cosa come frammento di un tutto.
    Oggi - immersi in complessità elevatissime, formidabile presupposto per evitare visioni schematiche o semplicistiche -l'obiettivo non è raggiungere collimazioni perfette e quindi una stasi ideale. L'obiettivo è saldare, favorire simbiosi. Oggi il problema è come assicurare continuità fra le diverse scale dei processi di trasformazione, come superare le dicotomie fra urbanistica e architettura, fra strutture e infrastrutture, fra costruito e non costruito. Nello stesso tempo come manifestare appartenenza ai luoghi, agli ambienti umani e naturali; cioè come concretizzare la coscienza paesaggistica, ambientale e culturale della nostra epoca.
     Innovare è obiettivo inconfutabile. Proprio perché figli di una cultura antichissima, siamo consapevoli che il vero insegnamento della storia non è conservare, ripiegarsi nella contemplazione del passato. Il senso profondo della tradizione è nell'innovazione e nella trasformazione, nella continua introduzione di qualità inedite nell'ambiente.