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Concetto
n.1: la metafora del vulcano
Lo stadio, luogo di eventi sportivi che si consumano
in intervalli di tempi ristretti, lontani tra loro, di solito è
uno spazio generato da una implosione; lo stadio è un manufatto
chiuso su sé stesso, verso il perimetro del campo di gioco,
e carente rispetto a tutto ciò che si sviluppa al suo esterno.
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Il
nostro stadio, al contrario, è generato da una esplosione verso
l'esterno, a cui prestiamo attenzione. Il pericolo è evitare
che qui, come altrove, si determini spontaneamente quel degrado urbano
e sociale che è tipico di tantissimi stadi d'Italia, diventando
soprattutto di notte scenario di fenomeni deliquenziali e di devianza.
Quindi, perché tale iniziativa sia "occasione di vita e
di sviluppo", prevediamo spazi e ambienti a sostegno di numerose
altre attività (natura e ambiente, arte e cultura, turismo e
ristorazione), in sintonia con lo spirito e il modello - universalmente
riconosciuto - della città umanistica di Siena. |
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Concetto
n.2: stratificazione e diversificazione
Il nuovo stadio all'interno è semplice
ed essenziale, forse anche 'piatto', nel consentire di partecipare
all'evento sportivo. Agli spettatori è garantita buona visibilità,
confortevole comodità, sicurezza e riparo dalla pioggia. Non
di più.
Il suo esterno, invece, è articolato da spazi che si sviluppano
su più livelli, definiti dal 'recinto reticolare' e dagli ambienti
sottostanti le tribune.
Si sviluppa secondo una vera e propria stratificazione (ritorna la
metafora del vulcano) di livelli. E' la conseguenza nel voler affermare
una distinzione tra i soggetti che ne fruiscono (gli spettatori della
domenica dagli utenti giornalieri), per una diversificazione di servizi
e di risposte.
Da rampe che si interrano si entra allo stadio, senza interferire
con gli altri ambienti.
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