STADIO COMUNALE
2004 / Siena - Concorso di idee

   
con arch. Bruna Crescenzi
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Concetto n.1: la metafora del vulcano
Lo stadio, luogo di eventi sportivi che si consumano in intervalli di tempi ristretti, lontani tra loro, di solito è uno spazio generato da una implosione; lo stadio è un manufatto chiuso su sé stesso, verso il perimetro del campo di gioco, e carente rispetto a tutto ciò che si sviluppa al suo esterno.

 
   
Il nostro stadio, al contrario, è generato da una esplosione verso l'esterno, a cui prestiamo attenzione. Il pericolo è evitare che qui, come altrove, si determini spontaneamente quel degrado urbano e sociale che è tipico di tantissimi stadi d'Italia, diventando soprattutto di notte scenario di fenomeni deliquenziali e di devianza.
Quindi, perché tale iniziativa sia "occasione di vita e di sviluppo", prevediamo spazi e ambienti a sostegno di numerose altre attività (natura e ambiente, arte e cultura, turismo e ristorazione), in sintonia con lo spirito e il modello - universalmente riconosciuto - della città umanistica di Siena.
     

Concetto n.2: stratificazione e diversificazione
Il nuovo stadio all'interno è semplice ed essenziale, forse anche 'piatto', nel consentire di partecipare all'evento sportivo. Agli spettatori è garantita buona visibilità, confortevole comodità, sicurezza e riparo dalla pioggia. Non di più.
Il suo esterno, invece, è articolato da spazi che si sviluppano su più livelli, definiti dal 'recinto reticolare' e dagli ambienti sottostanti le tribune.
Si sviluppa secondo una vera e propria stratificazione (ritorna la metafora del vulcano) di livelli. E' la conseguenza nel voler affermare una distinzione tra i soggetti che ne fruiscono (gli spettatori della domenica dagli utenti giornalieri), per una diversificazione di servizi e di risposte.
Da rampe che si interrano si entra allo stadio, senza interferire con gli altri ambienti.

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